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RELAZIONE

DELLA

COMMISSIONE NOMINATA DAL
 CONSIGLIO  MUNICIPALE

DI TREVI

 

li 30 Novembre 1885 per riferire sulla sistemazione
DEL FIUME CLITUNNO E SPORTELLA

 

FOLIGNO
STABILIMENTO TIP. PIETRO SGARIGLIA
25 Agosto 1886

 

 

 

[ I numeri in grassetto  tra parentesi acute <  > indicano le pagine dell'opusscolo originale. Le parole divise a fine pagina sono trascritte interamente nella pagina in cui iniziano]

 

 

 


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UNA eterna questione tra la famiglia Sermattei Della Genga ed il Comune di Trevi, mai agitatasi avanti ai Tribunali, ma neppur mai risoluta dalle trattative di Gabinetto, esiste da mezzo secolo sul fiume Clitunno, le cui rarità furono cantate dai poeti di tutti i tempi, ma i cui benefizi pochi ebbero a riconoscere, ed i cui danni molti a deplorare. E su questa eterna questione siamo noi chiamati a pronunziare forse l'ultima parola per il Municipio di Trevi che speriamo vorrà trarne argomento e linea di condotta definitiva per l'avvenire.

Noi ci studieremo di riepilogare i fatti della controversia e trattare colla maggiore possibile sobrietà i quesiti che da essi scaturiscono per naturale e legittima conseguenza: e secondo che meglio sembrerà a noi nell’interesse del nostro Comune, concluderemo.

Per istromento 9 Febbraio 1806 notaro Bassetti il Comune di Trevi ebbe dalla S. Congregazione del Buon Governo in enfiteusi perpetua i molini ad olio ed a grano, compresa la pesca del fiume Clitunno, una volta di proprietà del Comune medesimo e che allora per sovrano rescritto spettavano alla Cassa di amministrazione dei beni destinati alla dimissione dei debiti delle Comunità. Il canone netto da qualsiasi peso e colla manutenzione a carico del Comune fu di scudi 600.

Nel 1827, la Commissione incaricata della dimissione del debito delle comunità, pose in vendita il dominio diretto dei molini ossia il diritto di percepire dal Comune di Trevi gli scudi 600 annui, nonché il diritto di pesca nel fiume.

Questo dominio diretto fu acquistato dal Sig. Giuseppe Franceschini per il patrimonio privato di Sua S. Leone XII. Quando il Trevano
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Municipale Consesso seppe che il Pontefice aveva fatto il prezioso acquisto, si diè premura di offrire a lui la vendita e cessione anche del dominio utile a Trevi pertinente onde completa e libera da vincoli di sorta fosse la proprietà dei molini in Annibale Della Genga Leone XII. Questo atto di sudditale ossequio fu graditissimo al Papa, il quale incaricò l'agente del suo privato patrimonio Sig. Giuseppe Franceschini, di trattare l’acquisto di quanto eragli stato dal Comune proferito.

E Monsignor Mattei Segretario della Sacra Congregazione del Buon Governo incaricato dal Municipio Trevano da un lato, e Giuseppe Franceschini nella qualifica di cui sopra dallaltro, vennero a trattative tra loro e dopo molto esame e giusta ponderazione convennero e stabilirono che invece del prezzo dell’utile dominio, il patrimonio privato del Papa avrebbe assunto l'obbligo di rassegnare alla comunità di Trevi un capitale in censi, canoni o consolidati di scudi 340 annui liberi e non soggetti ad alcuna ritenzione.

Ciò convenuto si stipulò tra essi nelle rispettive qualifiche suespresse, l'istromento di vendita del dominio utile dei molini Faustana dal Comune di Trevi a favore del patrimonio di Sua Santità li 1 Ottobre 1827 per atti del Notaio Bartolomeo Offredi di Roma. Le condizioni previste ed apposte al contratto furono molte e saggissime; e sembra impossibile a chi esamini quellistromento, il persuadersi che da esso e specialmente dall’articolo 5 del documento possa essere sorta tanta contestazione da occupare la mente o l’opera di un Municipio e della Famiglia Genga per oltre 60 anni, a prescindere dalle continue preoccupazioni della Superiore autorità amministrativa.

 Lo spurgo e la manutenzione del fiume Clitunno, (e lo dimostreremo ), è stata sempre dal Municipio di Trevi sostenuta a proprio carico, per il tratto che esso fiume percorre nel territorio suo. Nè questo fatto era ignoto a chi stipulò l'istromento, giacchè nella parte narrativa dell’atto si dice che l'offerta di scudi 340 per parte del Sig. Franceschini fu riconosciuta giusta da Monsignor Mattei e vantaggiosa alla Città di Trevi, non meno per gli esposti rilievi, che per gli oneri quali vengono assunti dall'acquirente o fra essi specialmente quello di cui al successivo N. 5 delle dichiarazioni. Ed è perciò che le parti contraenti stipularono all’art. 5 dell’istromento quanto segue: “La manutenzione degli argini e delle rive del fiume, la ripulitura del letto ed altro occorrente, sarà a carico del patrimonio privato di Sua Santità entro quei limiti cui era tenuta la comune di Trevi;. Tale articolo fu interpetrato dai Sig. Marchesi Sermattei a proprio vantaggio; essi intesero che l'istrumento parlando dei molini anche la clausola della manutenzione

 

 


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dovea riferirsi restrittivamente ai molini ed ai bisogni di questi; tanto più, secondo essi, che quando il Comune dava in affitto i molini era tenuto l'affittuario alla ripulitura del fiume, e quindi arbitrariamente interpetrarono che fosse loro dovere di mantenere il fiume solo dal ponte di S. Lorenzo a quello di via nuova. Come dimostreremo, questo apprezzamento dellatto di vendita suddetta risultava errato agli occhi anche di un miope osservatore, eppure la passione e linteresse velarono quelli dei Marchesi Sermattei ed oscurarono la fama meritamente da essi acquistatasi di moderazione ed imparzialità. Mossi dalle loro strane opinioni sull’articolo 5 contestato i signori Della Genga trascurarono la manutenzione del fiume; e la trascuranza giunse a tal punto che prestissimo i limitrofi proprietari del fiume ne risentirono i malefici effetti. Gravissimi danni alle proprietà recati dal fiume non espurgato provocarono un’infinità di reclami immediatamente, alcuni dei quali importantissimi o per la sostanza e per le persone e per le questioni che essi additavano.

Tra i tanti reclami antichi e recenti ( giacchè ve ne furono in tutte le epoche, alcuni dopo la vendita fino ai dì nostri come si rileva dagli atti) è prezzo dell'opera riportare quello avanzato al Sig. Gonfaloniere di Trevi li 9 Ottobre 1836 dai principali ragguardevolissimi possidenti e Cittadini Trevani. Esso si esprime così "Illmo Sig. I danni rimarchevoli che i sottoscritti possidenti ricevono in modo insopportabile dalle acque del Clitunno e della Sportella, esigono un fondamentale e sollecito riparo. Il primo aumentato anche nella trascorsa ed attuale stagione piovosa dalla quantità delle sue acque sorgive, non entra più nell’alveo a cagione delle tante erbe delle quali è ingombro, delle lamate, dei riempimenti ed altro che ne stringono soverchiamente la sezione. La seconda è ripiena di erbe, di sterpi, di spine, di lamate, che non può in alcun modo contenere le solite acque. Da tutto ciò consegue filtramenti degli argini, traripamenti delle sponde, e deperimento nelle piantagioni, dilamazione, e sgrottamenti continui negli stessi argini e sponde, e quindi guazzo nei campi e nelle fosse. Rimedi unici a tanti mali sarebbero espurgo delle erbe, sterpamenti, rettifilazione a dolce scarpata, escavazione, e remozione dei ridossi, sostegni con passonate e con rinfianchi. Tali rimedi poi sarebbero inefficaci allo scopo se si eseguissero in parte e non in tutta la linea dei due nominati corsi e se si facessero precari ed incompleti. E siccome il Clitunno è il movente dei pubblici molini di Trevi, e la Sportella è il recipiente delle acque di scarico dei medesimi, così i possidenti oratori ricorrono alla V. S. Illustrissima, che si degnamente regge le sorti della Comune di
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Trevi, affinchè voglia degnarsi di far togliere gli esposti danni col fare eseguire gl'implorati restauri; del che gli esponenti non dubitano per la ben nota giustizia della S. V. Illma, la quale non soffrirà certamente che ulteriori mali siano inferiti ai tanti terreni che stanno ad immediato e mediato contatto dei fiumi Clitunno e Sportella.„ "Giacomo Valenti, Isidoro Valentini, Giuseppe Passerini, Nicola Prior Lupacchini, Luigi Pariani di Spoleto, Mattia Paolelli, Giovanni Agostini, Francesco Muzzi, Ponziano Orsini, Francesco Gasparini agente Marignoli, Pietrantonio Gaudenzi, Gaetano Gaudenzi di com.e  di Francesco Giardini, Pasquale Martelli di com.e di Carlo Mattioli di Parrano, Vincenzo Mattioli, Francesco Petrucci di com.e di Elisabetta Orsoletti e di com.e di Dionisio Petrucci, Emiliano Canc. Arredi Camerlengo della Collegiata di S. Emiliano, Francesco Pariani. Per la casa Martinez Michele Alamanni. Per la Famiglia Conti Valenti ed Arcidiacono Cianconi, Luigi Bianchi di Commissione„.

Il reclamo meritava di essere riportato, perchè esso è lo specchio più fedele dei mali antichi e presenti, derivanti dal fiume Clitunno, e perchè contiene un preciso programma di azione per rimediare i medesimi mali. Il Municipio Trevano s'interessò subito con amore e lodevolissima sollecitudine della grave controversia ed espose alla Superiorità lo Stato delle cose, i diritti del Comune, gli obblighi dei Sermattei, invitò questi all'adempimento dei loro doveri e degl'impegni assunti nel contratto di vendita. Ma tutto riuscito inutile, già si dava mano allo vie giudiziali, quando morcè i buoni offici del Delegato Apostolico di Spoleto, il 25 Febbraio 1839 fu deciso fra il Comune e la Famiglia Genga di rimettere la decisione dell'interpetrazione dell’articolo 5 del contratto di vendita, a tre arbitri nominati uno per ciascuno dalle parti ed uno dal Delegato, ed il cui lodo fosse inappellabile. Questo istromento di compromessa fu stipolato nell'epoca sud: a rogito del Notaro Ubaldi Spoletino. Per volontà degl'arbitri e delle parti il 6 e 9 Giugno 1839 il lodo fu prorogato al 15 Agosto detto anno: ma la sentenza arbitrale non venne per morte di uno degli arbitri e le cose ritornarono allo stato quo ante si in fatto che in diritto: donde nuovi danni, nuovi reclami, nuove trattative, a seguito delle quali il 6 Novembre 1846 fu conchiuso tra le parti contendenti un contratto, mercè il quale in vista solo dellurgenza di provvedere e con reciproca protesta di provvisorietà, e dintegrità dei propri diritti, lo spurgo del Clitunno dal confine di Trevi con Pissignano fino al Ponte di S. Pietro, dovea essere a carico del Comune di Trevi; dal ponte di S. Pietro in Bovara fino a quello di Pietra Rossa dove rientra la Sportella; a carico della Famiglia Sermattei;

 

 


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da questo punto fino al confine di Foligno, a carico del Comune. Questa convenzione di carattere tanto provvisorio sul principio ebbe utile effetto; in seguito restò pressochè lettera morta perchè lavori sostanziali non abbisognarono. Ma a poco a poco i bisogni ricomparvero in ragione diretta della trascuranza di spurgo e manutenzione del fiume; ed i reclami nonchè le giuste lagnanze per danni sofferti ricominciarono e si accrebbero a dismisura prima e dopo che dalla autorità competente fu concessa al Sig. Francesco Francesconi, l'esercizio di un molino presso il Casco dellacqua, animato dalle acque del Clitunno. Molti proprietari danneggiati portarono la loro esasperazione al punto di ritenere che unica causa ai loro mali fosse il molino nuovamente eretto dal signor Francesconi, il quale a seconda di essi, inalzando il pelo d’acqua al suo opificio farebbe rigonfiare il fiume e riversare le sue acque nelle adiacenti campagne con immenso danno di queste. I reclami furono diretti o al Comune e alla Prefettura di Perugia e questa con nota 13 Agosto 1876 N. 13783 affidò al Comune di Trevi l'incarico di diffidare subito la famiglia Della Genga a fare lo spurgo ed a regolarizzare le ripe e gli argini in un periodo non maggiore di due mesi dal fatto diffidamento; e di diffidare i frontisti a mettere in tempo non maggiore in buona condizione, le strade rurali che giacciono al di quà e al di là del Clitunno, porre paratoie a bilico sugli scoli di campagna dalla parte sinistra del Clitunno che ora, differentemente dal passato che mettevano capo in scolatori appositi, si sono immessi direttamente nel fiume. E ritenne la richiamata lettera prefettizia che l'esame per la revoca della concessione fatta al Sig. Francesconi, chiesta da alcuni frontisti interessati, non potesse farsi se non previo deposito da eseguirsi da essi per le spese d’accesso e di campagna alle quali avrebbe dato luogo l'intervento degli ufficiali del genio civile, ed in ogni caso dopo che la Famiglia Genga avesse adempiuto il suo obbligo di espurgare il fiume Clitunno, per vedere se lo spurgo fosse stato sufficiente a fare cessare i lamentati danni. Tutti i mezzi che amministrativamente poterono prendersi in seguito dellordinanza prefettizia furono presi; ma non valsero a smuovere i Sermattei dall'attitudine presa da oltre 60 anni in tale questione. Tanto che la Prefettura di Perugia in una lettera 9 Ottobre 1884 N. 24514, colla quale si rispondeva ad un ricorso avanzato dal Sig. Natalucci Giuseppe, in ordine agli stessi danni del Clitunno, disse. “Esaminati gli atti di quest’officio ho rilevato che la questione attuale è al tutto simile a quella di 9 anni or sono; che anche allora il Sig. Natalucci fu uno dei reclamanti contro la mancata manutenzione del fondo e delle ripe del Clitunno; e che in seguito alle relazioni del
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genio civile, la prefettura emise le determinazioni contenuto nella nota 13 Agosto 1876 N. 13783 per le quali s’incaricava il Sindaco di Trevi, di diffidare il Sig. Sermattei a espurgare entro due mesi il canale, e i frontisti a mettersi in regola in ordine alle condizioni delle strade e degli scoli naturali. Ora, se le intimazioni ordinate allo scopo di tentare di definire l'insorta vertenza in via amministrativa furono infruttuose,
siccome trattasi di obblighi assunti con un contratto e delle interpretazioni del medesimo, così crede il sottoscritto di non potere emettere ulteriori provvedimenti in proposito, dovendosi dagli interessati far risolvere la questione dallautorità giudiziaria" Frattanto moriva in Assisi il Marchese Antonio Sermattei e lasciava il molino la Faustana alla Congregazione di Carità d’Assisi per mantenervi coi redditi un orfanotrofio maschile che da lui ebbe il nome. E il Comune di Trevi intavolò subito delle pratiche con quella Congregazione di Carità per risolvere la tanto dibattuta questione, sperando di trovare in una pubblica amministrazione la moderazione di sentimenti, la giustizia d'apprezzamenti, correntezza negli affari che mancano tal volta a privati cittadini. Ma la Congregazione di Carità d’Assisi, dopo vari tentennamenti, con lettera 18 Agosto 1885 N. 707 partecipò al Municipio che con istromento 17 Agosto 1885 rogito Giuseppe Antonini di Perugia, essa aveva venduto a Serafino Bonaca, l'utile dominio dei molini della Faustana e possessione adiacente, e che a cominciare dal 1.° Gennaio 1886 l'acquirente dovea pagare l'annuo canone di £ 1865,54 al Comune, e dovea adempire qualunque onere da essa amministrazione ereditato sulla manutenzione o spurgo dei canali d'immissione e di scarico del Clitunno. In seguito di che l'Amministrazione Comunale nostra non mancò di diffidare il Sig. Bonaca Serafino per l'adempimento degli oneri assunti; e da questo non si ebbe ancora definitiva risposta in proposito. Frattanto veniva elevata in seno al Comunale Consiglio la questione attuale; ed esso con deliberazione 30 Novembre 1885 nominò la Commissione composta dei sottoscritti per lo studio di essa e la relazione al Consiglio medesimo. Questi sono i fatti fedelmente esposti, che noi vaglieremo col massimo rigore e colla più scrupolosa imparzialità.

É un fatto accertato anche dall’ispezione dei sottoscritti sul luogo, e notissimo a tutti, lo stato deplorevolissimo del Clitunno. Prima e sicura causa di esso è la mancanza di manutenzione e di spurgo fin dall’epoca o quasi, in cui il Comune di Trevi vendette i molini della Faustana al patrimonio privato dì Sua S. Leone XII. Nè su questa causa può nascere dubbio alcuno, quando si rifletta solo, che le acque del fiume Clitunno per le molte erbe, riempimenti o frane, che stringono
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soverchiamente la sezione e rialzano il fondo del canale non possonoessere contenute in questo; e la Sportella anchessa in alcuni tratti presenta gli stessi inconvenienti del Clitunno. Perciò sono inevitabili tutti quei danni, che vengono si ben descritti nel surriferito reclamo dellOttobre 1836; e quel fiume che se ben tenuto potrebbe essere causa di fertilità alle adiacenti campagne, ne è invece ora la desolazione. Ma gli attuali proprietari frontisti hanno creduto che i danni arrecati dal fiume siano provocati dall’esistenza della mola del Sig. Francesco Francesconi, dappoichè essi ritengono che l'inalzamento del pelo d’acqua ( principale motivo di lagnanze) è conseguenza della diga posta alla corrente a seguito della concessione governativa fatta allo stesso Sig. Francesconi. Il voler affermare che ciò sia vero, non è di nostra competenza, sibbene di ingegneri idraulici, che soli potrebbero dare un giudizio certo su questa materia. Ma è certo che la mancata manutenzione del fiume è causa effettiva di danno perché anche prima della concessione della mola al Francesconi le lagnanze vi furono egualmente, come lo dimostrano i fatti esposti nella narrativa della presente relazione; anche allora si affermava dai frontisti danneggiati che la mancanza di spurgo faceva straripare il fiume e questo allagava le vicine campagne con loro massimo detrimento. Anzi noi riteniamo, come lo ritenne la Prefettura dellUmbria nella sua lettera al Comune di Trevi 13 Agosto 1876 N. 13783, che ultimandosi le opere le quali fanno carico oggi al Sig. Bonaca Serafino, proprietario della mola della Faustana per restituire il Clitunno nel suo stato normale, i danni e glinconvenienti che si lamentano, se non per cessare, siano tutti per diminuire. Che il mancato spurgo sino ad oggi sia per lo meno con causa dei danni suddetti è dimostrato ancora dal fatto che tali danni non si verificavano nè quando il Comune di Trevi prima della vendita dei molini della Faustana, manteneva colla massima diligenza il fiume per tutto il territorio trevano, nè quando a dichiarazione della stessa Giunta Municipale di Trevi ( verbale ed adunanza 26 Agosto 1845) i monaci olivetani proprietari dei beni oggi di Martinez, per ciò che interessava ad essi, ripulivano il così detto fiume vecchio. E giacche l'oggetto principale della nostra relazione è il vedere a chi spetta la manutenzione del fiume Clitunno e Sportella e come si debba provvedere, più che di constatare se la mola Francesconi sia causa o meno di danno anchessa, dopo avere con sicurezza di non errare dichiarato che una gran quantità dei danni proviene dalla pessima condizione del Clitunno, vediamo a chi spetti la riduzione di esso al pristino stato.

È incontrastabile in fatto che nè i frontisti nè gli adiacenti al
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fiume, meno i monaci di Bovara suddetta che operarono sponte sua, abbiano fatto, nè siano stati tenuti a fare alcuna spesa nel corso del Clitunno; solo il Comune lo ebbe realmente. Si legge nei capitoli antichi 1662 per le così dette cavatine da farsi per ordine di Monsignor governatore di Perugia cui Trevi era soggetto: “In prima i fiumi del Clitunno o acqua viva e Sportella se debbano cavare per fuoco secondo l'antica consuetudine della nostra terra per l’interesse del mulino comune a tutti concorrendoci generalmente tutti di qualsivoglia sorta, preminenzia o privilegio, conforme al breve di N. S. diretto al Sig. Governatore." Abbiamo inoltro in Archivio una istanza dei possidenti ed aggiacenti del fiume Clitunno delle Ville di S. Maria in Valle e Matigge, che chiedevano alcuni lavori di manutenzione nel tratto compreso fra il ponte di Pietrarossa ed il Casco dell’acqua. Sotto a quest’istanza che è senza data si legge un favorevole parere dato il 13 di Novembre 1806 dal Perito Clemente Sidoni per incarico ricevutone dal magistrato di Trevi. Questa domanda fu poi rinnovata il 23 Dicembre 1806 ed i richiesti lavori furono forse eseguiti nel Febbraio 1807, perchè si ha colla data del 15 di quel mese una nota di spese fatte per risarcire le ripe del fiume Clitunno, senza alcuna indicazione del tratto o dei tratti in cui vennero eseguiti i lavori. Dalle istanze e dal parere peritale risulta pure che i lavori dimandati non erano altro che la prosecuzione di altri incominciati l'anno innanzi nella parte superiore del fiume. In archivio si è ancora rilevato esistere una nota di spese firmata da Girolamo Pariani, per la quale nei mesi di Giugno, Agosto e Settembre  del 1809, fu a carico dell'Amministrazione dei molini della Faustana allora di proprietà utile del Comune di Trevi, dilatato il Clitunno dai confini di Foligno a destra, e dai confini di Montefalco a Sinistra, persino al ponte di Pietrarossa. Questi lavori di dilatazione furono proseguiti fino ai confini di Pissignano nei mesi di Marzo, Aprile, Maggio del 1811, come risulta da un altra nota di spese dei Deputati Feliziano Rossi di Trevi e Costantino Costantini di Fabbri. Si sono trovate inoltre altre due note una delle spese fatte dall’affittuario dei Molini Antonio Natalini per lo spurgo del fiume sotto il ponte di via Nova negli anni 1819 - 20 - 21, ed un’altra firmata da Pasquale di Pietro Deputato per la spesa occorsa nel 1821 al riattamento della ripa del Clitunno dalla parte di levante sopra il ponte di Pietrarossa. Risulta da una lettera diretta il 16 Gennaio 1817 al Gonfaloniere di Trevi dai deputati della Prefettura delle Acque, che per evitare i danni prodotti dal Clitunno nei terreni aggiacenti in Vocabolo le Coroncelle, occorreva livellare ambe le sponde del fiume dal ponte di Pietrarossa

 

 


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andando in fino al Casco dell’Acqua; che per altro questa operaziór restava a carico della Comune, come proprietaria di esso fiume, e che in fatti in altre occorrenze aveva fatto eseguire altri lavori col prodotto dei molini. Il
19 Maggio 1819 un tal Benaducci del Casco dell’Acqua si rivolgeva al Gonfaloniere di Trevi, perchè facesse riparare una frana avvenuta nella sponda destra del Clitunno. In data 6 Dicembre 1820 il perito geometra Tito Maurizi per incarico avutone dal Comune di Trevi per mezzo di una deputazione nominata allo scopo di far riconoscere lo stato bisognoso del fiume Clitunno, precisamente per quel tratto che scorre nel territorio di Trevi, compilò un progetto generale e perizia dei lavori occorrenti nell’alveo e sponde del fiume dal confine di Foligno fino a quello di Pissignano. Questo progetto e perizia furono modificati dall'ingegnere di Delegazione Giovan Battista Giacomo Tancioni con relazione del 21 Luglio 1821 che riportò l'approvazione della Sacra Congregazione del Buon governo in data 14 Novembre dell’anno medesimo. I relativi lavori vennero dal Comune di Trevi appaltati al Conte Monte Luigi Valenti per la somma di se di 176 come risulta dal verbale di aggiudicazione del 17 Gennaio 1822 e furono dallo stesso Valenti per la massima parte eseguiti prima del 2 Settembre dello stesso anno, in data del qual giorno abbiamo un collaudo del perito Paolo Campili.

Da tutto quanto sopra, apparisce fino alla evidenza che il Comune di Trevi prima del 1827 epoca della vendita dei molini della Faustana alla Famiglia Sermattei, mantenesse gli argini e le ripe del fiume Clitunno, ne ripolisse il letto e facesse tutti gli altri lavori di manutenziono in tutto il tratto che percorre il territorio trevano ossia dal confine di Pissignano fino a quello di Foligno. Mettiamo in relazione questo fatto certo colla parte narrativa dell’istrumento di vendita dei molini 1.° Ottobre 1827, rogito Offredi, nella quale si dice che M. Mattei Segretario della Sacra Congregazione del Buon Governo, agente per il Comune trovò giusta la proposta di annui scudi 340 in luogo del prezzo dei molini, per le gravose condizioni assunte dal compratore Genga e specialmente per quella di cui all'articolo 5 dellistromento stesso che dice "La manutenzione degli argini e delle ripe del fiume, la ripulitura del letto ed altro occorrente, sarà a carico del patrimonio privato di Sua Santità entro quei limiti cui era tenuto il Comune di Trevi,, e si dedurrà per corollario imprescindibile e necessario che se il fiume era mantenuto ed espurgato dal Comune Trevano per tutto il territorio suo, in questi stessi limiti sarà tenuto iacquirente Sermattei, ora Sig. Serafino Bonaca compratore dei ruolini che provocarono tanta agitazione.
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E tanto più manifesta apparirà la volontà dei contraenti del 1. Ottobre 1827, dalla parte dellistromento che prepara la stipolazione e che adduce le ragioni di essa, in cui si dice ragionevole e giusto il prezzo perché gravose le condizioni imposte al compratore e specialmente quella sulla manutenzione contemplata dall'articolo 5.° dell'istromento medesimo. E la Congregazione di Carità di Assisi succeduta per testamento al Marchese Sermattei Antonio, venne esplicitamente e senza accorgersi che con ciò ribadiva e sanzionava il diritto e le ragioni del Comune di Trevi, a riconoscere quell’obbligo così chiaro e così conculcato fino allora, quando chiese alla Commissione consorziale per l'accertamento delle imposte dirette in Trevi che al reddito del fabbricato del Molino la Faustana ‘venissero detratte £ 1000 annue per il mantenimento e ripolitura del fiume Clitunno, il cui carico ( al dire di essa Congregazione ) non era addossato allaffittuario Sig. Bonaca, ma restava esclusivamente per conto del proprietario,,. Nè l'istromento di compromesso 1846 (6 Novembre) tra il Comune e La Genga stipolato, per il quale il Comune si addossò una parte della manutenzione del fiume, modifica in modo alcuno i rapporti giuridici creati dall’istromento di vendita del 1827 ed i diritti acquistati dal Comune; giacché il compromesso suddetto del 1846, fu fatto con reciproca ed assoluta protesta di provvisorietà ed in vista dellurgenza non solo per parte dei contraenti ma anche della Superiorità che con questa espressa condizione lo sanzionò dalla sua approvazione. E perciò il Sig. Bonaca Serafino è l'unico obbligato a riparare il fiume, l'unico responsabile dei danni provenienti dalla mancanza delle opere che a lui incombono come successore per contratto alla famiglia Sermattei.

Per il contratto di vendita dei molini 1.° Ottobre 1827 stava a carico dei Sermattei, ed oggi sta a carico del Sig. Bonaca la manutenzione del canale la Sportella, perché il §. 3.° del detto istromento parla così: “Facendosi la detrazione dei pesi e spese inerenti ( come ragione persuade ) alla somma di scudi 606 all'anno e cioè scudi 600 per il canone e 6 almeno un anno per l'altro per i restauri del fiume Sportella il profitto in un..." ciò che dimostra appieno l'onere impostosi dal compratore.

Ma il 30 Marzo 1865, venne in vigore la legge sui lavori pubblici, la quale fra le altre disposizioni contiene puro al tit. 3.° quelle che riguardano le opere intorno alle acque pubbliche. Larticolo 96 della legge contempla le opere di 3.a categoria e dispone: “gl'interessati riuniti in consorzio provvedono alle opere e sostengono le spese a) per difendere le ripe dei fiumi non arginati e delle loro diramazioni,
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ancorchè navigabili, come anche le rive dei torrenti dalle corrosioni che mettono in pericolo l’interesse di molte possidenze; b) per le arginature parziali di qualche tratto di fiume e per quelle dei piccoli corsi d’acqua d’interesse di un limitato territorio. “L’articolo 98 contempla le opere di 4.a categoria e dispone: Sono ad esclusivo carico dei proprietari frontisti, salvo ad essi il diritto di far concorrere gli altri interessati secondo le leggi civili: a) gli argini in golena e gli argini circondari e traversanti: b) gli argini e ripari alle ripe dei fiumi e torrenti come a quelle dei rivi e scolatori naturali, che servono di difesa ad una o poche proprietà,,. Secondo la legge suddetta adunque le opere di restauro che si dovrebbero fare nel fiume Clitunno, se si considerano di 3.a categoria sono a carico dei consorzi degli interessati; se di 4.a categoria a carico dei frontisti, siano questi corpi morali o privati. Però la legge non poteva impedire che diversamente le parti e gli interessati stabilissero e perciò dispose provvidamente all’art.° 104: “Sono mantenute per tutto ciò che non riguarda le spese poste a carico dello Stato e delle Provincie dalla presente legge, le convenzioni e le legittime consuetudini vigenti che in qualche località disponessero diversamente da quanto è prescritto negli articoli precedenti: Quando tali convenzioni o consuetudini fossero litigiose od incerte o pel cambiamento delle circostanze fossero rese impraticabili od ingiuste, vengono le medesime rettificate e ridotte conformi alle prescrizioni della presente legge, salvi i diritti agli eventuali indennizzi da esercitarsi innanzi ai tribunali competenti. „ Nella specie, se non fosse esistito l'istromento Offredi del 1827, la manutenzione del Clitunno sarebbe stata a carico degli interessati riuniti in consorzio (in cui sarebbe potuto entrare anche il Comune come proprietario di strade che attraversano il fiume ), se le opere di manutenzione si devono considerare di 3.a categoria ( art.° 96 della legge ); sarebbe stata a carico dei frontisti, se le opere si devono riguardare di 4.a categoria ( art.° 98 della legge ). Ma siccome è intervenuta una convenzione speciale fra il Comune da un lato e Sermattei dall’altro, così questa convenzione fu dalla legge indubitatamente rispettata col succitato articolo 104 e,quindi la manutenzione dev’essere a carico del proprietario dei molini Faustana, che a se con contratto l'ha accollata. La convenzione suddetta, come si è ampiamente dimostrato, non lascia luogo a dubbia interpetrazione; ma la famiglia Sermattei nel suo interesse sollevò delle questioni per le quali sottrarsi allonere gravosissimo volontariamente impostosi; e perciò, per le circostanze delle cose e non per la natura di esse, ricorre l'applicazione dell’alinea. articolo 104 legge suddetta che prescrive non doversi tener
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conto delle convenzioni litigiose od incerte ( litigiosa ed incerta non era, si volle render tale quella con Sermattei ), salvi però i diritti agli eventuali indennizzi da esercitarsi innanzi ai tribunali competenti. Quindi fino a tanto chè il proprietario della Faustana non riconosca gli obblighi suoi pacificamente
o non gli si facciano riconoscere con sentenza del competente Tribunale giudiziariamente, la convenzione 1° Ottobre 1827 sulla manutenzione del fiume Clitunno e Sportella, resterà senza esecuzione e la riduzione del fiume starà a carico o degli inteteressati riuniti in consorzio o dei frontisti a seconda delle distinzioni sopranumerate.

Ciò stante a chi spetterà il diritto, ed a chi incomberà l’obbligo di far rispettare la stipulazione del 1827? Nessun dubbio che il Comune di Trevi abbia questa facoltà e come tutore legale dei suoi amministrati e ex stipulato: crediamo noi che questo diritto non uti universi, sed uti singoli, nel loro particolare ed individuale interesse, spetti a ciascuno che si creda o sia realmente danneggiato dall’inadempimento dell’obbligo suddetto. Il Comune poi avrà il dovere di procurare con tutti i mezzi in via amministrativa l'esecuzione di quel contratto, non però dingolfarsi in una lite che per quanto sicura, andrebbe a vantaggio di alcuni danneggiati ed a carico di moltissimi che non hanno nulla a tutelare in questo giudizio. Il Comune ha il dovere di conformarsi al principio: salvaguardia degli interessi dei singoli subordinati però a quelli della maggior parte; e perciò è chiaro, spettare agli interessati l'obbligo di far rispettare questa convenzione nel modo che crederanno più opportuno. Ed essi pare che abbiano cominciato a provvedere, iniziando giudizio relativo contro il Sig: Francesconi che ritengono unico autore dei danni che da tanto tempo hanno dovuto lamentare; e non spettando a noi l'esaminare se bene od a ragione abbiano contro il Francesconi rivolto le armi loro e se potranno con questo adottato sistema raggiunger lo scopo o se dovea tenersi altro metodo più opportuno al riguardo, così queste indagini verranno completamente omesse.

Ed ora ci sia lecito, dopo il lungo cammino, dire col Divino Poeta.

“Per correr miglior acque, alza le vele

”Ormai la navicella del mio ingegno

“Che lascia dietro a se mar sì crudele ".

 

E pregare l'Eccellentissimo Consiglio Comunale di Trevi, perchè voglia accogliere le nostre conclusioni.
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 1.° "Che il Municipio di Trevi si dichiari estraneo a qualsiasi obbligo di manutenzione e di spurgo od. altro del fiume Clitunno e Sportella, perchè questonere per tutto il térritorio Trevano spettava alla famiglia Sermattei, ed ora appartiene al Sig: Serafino Bonaca come attuale proprietario dei molini la Faustana.

2.° “Affermi e dichiari il suo diritto come quello dei singoli interessati di far rispettare con tutti i modi permessi dalla legge, la convenzione in proposito stipulata colla famiglia Sermattei il 1.° Ottobre 1827.

3.° “Inviti la Giunta Municipale a far pratiche sollecite ed energiche in via amministrativa col Sig: Serafino Bonaca perché questi disimpegni gli obblighi suoi, come successore per stipolato alla Famiglia Sermattei primitiva obbligata e riferire al Consiglio Comunale l'esito delle pratiche medesime perchè questo possa provvedere ulteriormente se e come crederà nell’interesse del Comune.

 

Trevi, 29 Giugno 1886.

P. LA COMMISSIONE

Firmato: GIUSEPPE Dottor UBALDI

relatore estensore

Letta dalla Commissione, approvata e confermata da essa; sottoscritta da tutti i suoi membri, menochè dal Sig: Conte Filippo Valenti, che per indisposizione fisica ha dichiarato di non poter sottoscrivere.

Trevi, li 30 Giugno 1886.

 

LA COMMISSIONE

Firmati
ANGELO FRATINI

CORRADI PIER FRANCESCO Perito Comunale

GIUSEPPE Dottor UBALDI relatore estensore

 

 

 

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